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Studio
7
Il
Male Permesso E Il Suo Papporto
Col
Piano Di Dio.

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– PERCHE’ FU PERMESSO IL
MALE.
– IL GIUSTO E L’INGIUSTO COME PRINCIPIO.
– IL SENSO MORALE.
– IDDIO PERMISE IL MALE E LO GOVERNA PER IL BENE.
– IDDIO NON E’ L’AUTORE DEL PECCATO.
– LA PROVA DI ADAMO NON ERA UNA FARSA.
– LA SUA TENTAZIONE ERA SERIA.
– EGLI PECCO’ VOLONTARIAMENTE E DI PROPOSITO
DELIBERATO.
– IL CASTIGAMENTO DEL PECCATO NON E’ INGIUSTO,
NE’ TROPPO SEVERO.
– LA SAPIENZA L’AMORE E LA GIUSTIZIA
MANIFESTATANSI NELLA CONDANNAZIONE
DI TUTTI IN ADAMO.
– LA LEGGE DI DIO E’ UNIVERSALE |

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"Il
male" è ciò che
produce disgrazia e malanno.
"Il
male" è ciò che produce disgrazia e malanno. Tutto ciò che, direttamente o indirettamente cagiona una sofferenza qualunque. (Lessico inglese di
Webster). [135]
E,
secondo Boiste, lessicografo francese, — il male è il contrario del bene, tutto
ciò che
nuoce, e occasiona dolore.
Male:
contrario al buono e al bene, — pena, tormento, passione —
rovina o
scandalo — danno, disgrazia, pericolo — (Trinchera). — Ond'è che, trattando questo soggetto, non solo viene a posarsi questa domanda : Che
cosa ne è di tutte queste malattie, pene, dolori, debolezze, e della morte dell'umanità?
Ma è necessario
andare più oltre e considerare la causa primitiva — il
peccato, — e il suo rimedio.
Poichè
il peccato è la causa di tutto il male, il suo
allon tanamento
è il solo rimedio per guarire la malattia in modo radicale e permanente.
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| Il permesso del male presente e’ destinato a ragiungere una salvezza
tanto maggiore.
Una lezione durevole e di grande valore. |
Nessuna
difficoltà, forse, si presenta così di frequente
allo spirito del cercatore come la domanda: Perché
Iddio ha egli permesso l'attuale regno del, male?
Perché
Iddio permise egli a Satana di insinuarsi
presso ai nostri primi genitori per presentar loro
la tentazione, dopo averli creati perfetti. Oppure,
[136] perchè
ha egli lasciato che l'albero della conoscenza
del bene e del male fosse posto fra tutti gli altri di cui era
stato concesso all'uomo il per messo
di mangiare il frutto?
Malgrado
tutti i tentativi di eluderla, la questione seguente s'impone sempre:
Iddio non avrebbe egli potuto prevenire ogni
possibilità di caduta per l'uomo?
La
difficoltà viene
indubbiamente dal fatto che non si comprende
il piano di Dio. Certamente Iddio avrebbe potuto
impedire l'ingresso al peccato, ma il fatto che egli
nol fece dovrebbe esserci prova sufficiente che il
permesso del male presente è destinato a raggiungere una salvezza tanto
maggiore.
Se
si esaminassero i piani di Dio nella loro integrità
vedrebbesi che la via seguita era savia. Doniandasi
: Iddio, a cui ogni cosa è possibile, non poteva
egli intervenire in tempo per impedire l'adempimento
dei disegni di Satana Evidentemente l'avrebbe
potuto; ma un intervento di tal fatta, avrebbe
impedito l'adempimento dei suoi propri consigli.
Scopo
suo era di manifestare la perfezione, la maestà
e la giusta autorità della sua legge, di mostrare
all'uomo e agli angeli ad un tempo le conseguenze
funeste che reca con sè la sua violazione. D'altronde, sonvi cose che,
secondo la natura
loro propria, sono perfino
impossibili a Dio, come le Scritture lo
riferiscóno:
"E' impossibile che Iddio
abbia mentito" (Ebr. VI, 18).
Egli
non può "rinnegare
sè stesso" (2 Tim. II, 13).
Egli non può
commettere l'iniquità, ed ecco
perchè egli non poteva se non scegliere il
migliore e il più savio dei piani per introdurre le sue
creature nella vita, quantunque la nostra corta
veduta non possa discernere, per un tempo, le
sorgenti nascoste dell'infinita sapienza. |
"Perché tu non sei un Dio che prende piacere nell'empietà..."
Salmo 5:4
Benche’ Dio oppone il male, lo permette. |
Dichiaran
le Scritture che tutte le cose furon create
per volontà di Dio (Apoc. IV, II), per il piacere
di
dispensare le sue benedizioni
e di eser [137] citare
gli attributi dell'essere suo
glorioso. E se,
nell'adempimento dei suoi
benevoli disegni, egli permette al male, agli
operatori d'iniquità di prendervi una parte attiva per un
certo tempo, non è
tuttavia per amor del male, o
perchè egli sarebbe d'accordo col peccato ; poichè
egli dichiara che egli
"non è un Dio che
prenda piacere nell'empietà" (Sal. V, 4).
Quantunque
opposto al male in tutti
i sensi,
Iddio lo permette o lo tollera (cioè non l'impedisce)
per un certo tempo, perchè la sua sapienza
ha trovato una via sulla quale le sue creature troveranno
una lezione durevole e di grande valore.
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“Bene e male” sono i
risultati attribuiti ai pricipii del bene e male messi in attivita’. |
E'
verità evidente questa: per ogni principio giusto esiste un principio
ingiusto corrispondente, come
ad esempio: verità e falsità, amore e odio, giustizia
ed ingiustìzia. Noi designiamo quei principii
(o nozioni) opposti per mezzo delle espressioni giusto
o ingiusto o altresì per buono e cattivo, sempre
secondo l'effetto che producono quando sono messi
in attività.
Noi
chiamiamo giusto un principio, allorché il risultato, una volta operante,
ne è beneficio e produce finalmente ordine, armonia o
felicità; e chiamiamo il suo
opposto, che non produce che discordia, malanni e
distruzione, un principio iniquo. Il risultato di
quei principii in azione è ciò che noi chiamiamo
buono e cattivo, e bene e male; e noi chiamiamo virtuoso o peccatore, l'essere intelligente che è capace
di discernere il buono
dal cattivo principio, e che si
lascia volontariamente governare dall'uno o
dall'altro. |

Dio non ha creato l’uomo a forma di un burattino.
Perche’ Dio non ha limitato l’esperienza dell uomo? |
Tale
facoltà di poter discernere tra principii buoni
o cattivi vien chiamato senso morale o coscienza.
Egli è per mezzo di quel senso morale che Iddio
ci ha dato, che siam resi capaci di giudicare Dio
e di riconoscere che Egli è buono. Egli è quel senso
morale che Iddio ricorda sempre per provare
la sua giustizia e la sua
rettitudine ed è in virtù
[138] del senso morale che
Adamo poteva discernere il
peccato e l'ingiustizia come essendo cose malvagie, prima anche di
conoscerne la conseguenza.
Gli ordini inferiori delle
creature di Dio non sono dotati
di quel senso morale. Un cane ha qualche poco d'intelligenza, ma
non a quel grado, sebbene egli possa apprendere che certe azioni comportano
l'approvazione e la ricompensa del suo
padrone, e certe altre la sua
disapprovazione. Egli potrebbe rubare
o uccidere, e non lo si potrebbe chiamare peccatore,
oppure egli potrebbe proteggere la vita e
la proprietà e non lo si potrebbe chiamare virtuoso,
— perché egli ignora la qualità morale delle sue azioni.
Iddio avrebbe potuto
creare l'umanità sprovvista
della facoltà di distinguere il giusto e l'ingiusto o capace soltanto di
discernere il giusto e di compierlo; ma in tal modo non
avrebbe fatto altro che una
macchina vivente e non una somiglianza del Creatore. Oppure non
doveva se non fare l'uomo perfetto
con un libero arbitrio, com'ei lo fece, e preservarlo dalla
tentazione di Satana.
Ma, in questo
caso, l'esperienza dell'uomo essendo limitata al bene, egli sarebbe stato
continuamente esposto alle suggestioni
del male al di fuori e all'ambizione interna, il che avrebbe reso incerto
il suo avvenire attraverso
l'eternità, imperocchè la possibilità d'un atto di
disubbidienza e di disordine avrebbe
esistito sempre; in oltre, il bene non sarebbe
stato mai così pienamente apprezzato come nel suo contrasto col
male.
|
| Dio ha permesso l’uomo di provare l’estremita’ del peccato. 
Caino e Abele
Solamente col paragonare i risultati puo’ l’uomo giustamente
apprezzare le conseguenze del bene e del male.
Liberta’ di scelta e’ parte della dotazione originaria dell’uomo. |
Iddio famigliarizzò
anzitutto le sue creature col bene circondandole della
sua bontà nell'Eden; in seguito, come salario della
disobbedienza, egli diede
loro una severa esperienza del male. Cacciate dall'Eden e private della
comunione con lui, Iddio lasciò loro provare la
malattia, le sofferenze e la morte, affinché sappiano
per sempre che cosa è ilmale [139]
e quanto il peccato è
nocivo ed eccessivamente colpevole
Nel confrontare le
conseguenze di quei due principii Adamo
ed Eva le compresero e le giudicarono;
"Il
Signóre disse: Ecco, l'uomo è divenuto come
uno di noi, avendo conoscenza del bene e del male.
(Gen. III, 22).
A
ciò partecipano i loro discendenti,
salvo che essi ottengono primieramente la
conoscenza del male e non potranno comprendere
pienamente ciò che è buono se non allorquando ne faranno l'esperienza nel
Millennio, come il risultato
della loro redenzione, per mezzo di colui che allora sarà il loro
giudice e il loro re.
Il senso morale o il
giudizio del giusto e dell'ingiusto e la libertà di servirsene, che Adamo possedeva furono dei tratti importantissimi della sua somiglianza
con Dio. La legge del gìusto e dell'ingiusto
era scritta nell'intimo della sua natura: essa ne
formava una parte, come essa forma una parte della sua natura divina.
Ma non dimentichiamo che quell'immagine
o rassomiglianza con Dio, quella natura
dell'uomo nella quale la legge era scolpita in
origine ha perduto molto della sua impronta si chiara
per l'influenza degradante e l'azione deleteria
del peccato; essa non è quindi più attualmente ciò che essa fu nel primo uomo.
La facoltà di amare implica
quella di odiare; ecco perchè possiamo
inferirne che il Creatore non poteva formare l'uomo
alla sua immagine col potere di amare e di fare
ciò che è giusto senza la facoltà corrispondente
di odiare e di fare il male. Quella libertà di scelta,
chiamata libero arbitrio, è una parte della dotazione
originaria dell'uomo; e ciò in un colle sue piene
facoltà intellettuali e morali, lo costituiscecome
una immagine del suo Creatore.
Oggigiorno, dopo
sei mila anni di degradazione, l'uomo si è a tal punto allontanato
dall'immagine primitiva pel peccato, che egli non è più libero, ma
bensì più omeno legato
[140] dal peccato e dalle sue
funeste conseguenze, in guisa che il
peccato è ora più facile ed apprezzato
dalla razza decaduta che non la giustizia.
E'
evidente che Iddio avrebbe potuto dare ad Adamo
una impressione più viva delle conseguenze disastrose del peccato, ciò che ne lo avrebbe distolto, ma noi
crediamo che Iddio sapeva che una esperienza
attuale del male era forse la più sicura e la più durevole lezione per servire d'esempio all'uomo
in eterno; ed è per quella ragione che Iddio
non lo prevenne, ma lasciò all'uomo la libertà di scegliere e di
apprezzare le conseguenze bel male.
|
Dio preferisce un’obbedienza spontanea ad un servizio macchinale e del
tutto emperico.
 |
Se il male non fosse mai
stato posto di fronte all'uomo,
egli non avrebbe avuto occasione di resistergli, e allora non
vi sarebbe stato nè virtù né merito nella sua
rettitudine e nella sua giustizia. Iddio domanda degli
adoratori che l'adorino in ispirito e verità. Egli preferisce
di gran lunga un'obbedienza
intelligente e spontanea ad un servizio macchinale e del tutto
empirico.
Egli aveva già delle
forze inanimate e macchinali in opera per l'adempimento della sua volontà; ma ora la sua intenzione
era di creare una cosa più nobile, una creatura
intelligente fatta alla sua immagine, un signore sulla terra, la
cui giustizia e lealtà, sarebbero fondate
sul vero apprezzamento del giusto dell'ingiusto,
del bene e del male.
I principii del "giusto"
e dell' "ingiusto" hanno esistito sempre, come
principii, e sempre esisteranno; e conviene che tutte
le creature perfette e intelligenti,
fatte all'immagine di Dio, siano libere di scegliere l'uno o l'altro,
quantunque il principio del giusto continui ad essere solo per sempre attivo.
C'informano le
Scritture che allorchè il principio dell'ingiusto
sarà stato in opera abbastanza per compiere
i disegni di Dio, egli cesserà per sempre di essere operante, e
altresì che tutti coloro i quali continuano a sottomettersi alla sua
influenza cesscranno [141] di esistere in eterno (I
Cor. 5:25-26; Ebrei II, 14). La pratica della
dirittura e dalla giustizia, e gli uomini dabbene
soltanto continueranno a esistere in eterno. |
Sono quattro modi di conoscere:
1.
L’Intuizione
2. L’Osservazione
3. L’Esperienza
4. L’Istruzione
|
Ma la questione si presenta sotto un'altra forma.
L'uomo non poteva egli essere istruito
del male per qualche altro mezzo
che non fosse l'esperienza? Sonvi
quattro modi di conoscere una cosa, cioè: per
l'intuizione (la conoscenza immediata), per l'osservazione, per
l'esperienza e per l'istruzione; quest'ultima
deve naturalmente provenire da una sorgente
riconosciuta come positivamente veridica. Una conoscenza intuitiva
sarebbe un concepimento diretto, senza
il metodo bel ragionamento e la necessità
d'una prova.
Una tale
conoscenza non appartiene che al divin Geova, la sorgente eterna di ogni sapienza e verità,
il quale, di necessità e nella natura stessa delle cose, è molto superiore a
tutte le
sue creature. Ecco perchè la conoscenza che l'uomo ebbe del bene e del male non poteva essere
intuitiva. Egli avrebbe potuto arrivare
a quella conoscenza mediante
l'osservazione, ma in tal caso sarebbe
stata necessaria una esibizione qualunque del male affinché l'uomo vi
potesse osservare i suoi risultati.
Ciò presupporrebbe il permesso del male in qualche dominio, fra certi
esseri; e perchè non fra gli uomini e sulla terra, quanto fra altri
esseri, e altrove? |
| L’uomo acquista l’esperienza per la pratica. |
Perchè l'uomo non
avrebbe egli dovuto fornire il quadro per l'istruzione sua e degli angeli
ed acquistare così la sua conoscenza
coll'esperienza pratica?
E così è diffatto; l'uomo acquista l'esperienza per la pratica e
fornisce nel tempo stesso una illustrazione ad
altri esseri, egli "serve di spettacolo agli angeli".
|
| Adamo e Eva cedettero alla tentazione che Dio con sapienza permise. 
Sebbene sedotta, Eva trasgredi’.
|
Adamo possedeva di gìà
una conoscenza del male
per l'istruzione, ma ciò non bastava. Adamo ed Eva conobbero Iddio come il loro Creatore, e quindi
[142] come il solo che avesse il
diritto di governarli e dare loro degli ordini ;
e Iddio aveva detto circa l'albero proibito : "il giorno in cui tu ne mangerai, morente tu morrai".
A partire da quell'istante essi avevano una conoscenza
teorica del male, ma essi non ne avevano mai osservati nè subìti gli effetti
pratici. Per difetto d'esperienza essi non potevano dunque comprendere perfettamente l'autorità
piena d'amore del loro Creatore e della sua legge benefica, nè i pericoli contro cui essa li doveva proteggere.
Così essi cedettero alla tentazione che Iddio
permise, ma nella sua sapienza egli ne conobbe anticipatamente
l'utilità finale.
Pochissimi comprendono la serietà della
tentazione
che fece cadere i nostri primi genitori, e
la giustizia
di Dio consistente ad applicare una pena così
severa
ad una cosa che, agli occhi di molti, sembra essere una
trasgressione così leggiera. Ma un
po' di riflessione la spiegherà.
|
| Adamo partecipo’ volontariamente condividendo con Eva nella sua
disubbidienza. 
|
Le Scritture ci narrano
la semplice storia in cui la donna, come essendo la più debole, fu sedotta,
e
divenne così il trasgressore. La sua esperienza è la sua conoscenza di Dio
erano ancora più limitate
di quelle di Adamo, poichè egli fu creato il primo, e Dio gli aveva
communicato direttamente prima
della creazione di Eva ciò che sarebbe il catigo del peccato, mentre
che Eva ricevette le sue istruzioni da Adamo, secondo ogni apparenza.
Allorchè
essa prese del frutto, essa aveva creduto alle parole ingannatrici
di Satana ; essa non ebbe nessuna idea di aver perduto con quell'atto il
suo diritto
alla vita, quantunque dovesse provare qualche timore e il
sentimento che tutto non stava bene. Ma sebbene sedotta, Paolo
la dichiara quale trasgressore.
Essa era responsabile della sua azione, ma senza essere
colpevole come se avesse peccato possedendo una luce
maggiore.
Al contrario di Eva,
Adamo, come l'apprendia [143] mo (I Tim. II, 14), non fu sedotto; e conseguente- mente egli dovette
commettere la trasgressione con una più completa
conoscenza del peccato e dei suo castigo, sapendo e credendo
che sarebbe morto.
|
| L’uomo e’ inclinato al peccato per la sua decaduta natura. 
|
Noi
possiamo facilmente vedere che fu la tentazione
che lo spinse tutto noncurante a incorrere così nella
pena pronunziata. Ricordiamoci che essi erano
degli esseri perfetti, fatti ad immagine e somiglianza
del loro Creatore; l'elemento divino dell'amore
dovette essersi sviluppato in modo segnalato nell'uomo
perfetto verso la sua cara compagna, la donna
perfetta: Adamo ebbe senza dubbio la certezza
della morte di Eva e per conseguenza della sua
perdita (e ciò senza speranza di ricuperarla, poiché
una tale speranza ancora non era stata, data)
e nella sua disperazione egli elesse di non vivere
senza di essa.
Ritenendo
senza di Eva, la sua vita
infelice e senza valore, egli partecipò volontariamente
alla sua disubbidienza, affin di condividere
anche con essa il castigo, cioè la morte. Ond'è che
i due furono responsabili della "trasgressione", come Paolo lo dimostra (Rom. 5:14; I Tim. 2:14).
Ma Adamo ed Eva erano uno e non
"due"; perciò Eva
condivise la sentenza che la sua condotta aveva
contribuito a trarre sopra Adamo. (Rom. 5:12,
17-19). |
| Iddio ha permesso il peccato, ma non e’ l’autore d’esso. |
Iddio
previde non solo che dopo aver dato all'uomo
il diritto di scegliere liberamente, quest'ultimo, per
difetto d'una piena comprensione del peccato e delle
sue conseguenze, accetterebbe il male, ma gli
previde in pari tempo che una volta famigliarizzato col male egli
continuerebbe a sceglierlo, perché quella conoscenza
corromperebbe la sua disposizione morale a tal segno
che il male gli diverrebbe a poco a poco più
grato e desiderabile che non il bene.
Ad
onta di ciò, Iddio risolvette di permettere
il male, perché avendo di già. provveduto al rimedio per la
liberazione dell'uomo dalle conseguenze
[144] del
male, — egli previde che il risultato lo condurrebbe,
per l'esperienza alla piena comprensione.
che il peccato è eccessivamente colpevole (Rom.
VII, 13) e dello splendore sublime e senza pari
della virtù, in contrasto col peccato; —
e
che, in tal modo egli imparerebbe ad
amare e ad onorare sempre più il suo Creatore,
che è l'origine e la sorgente di ogni bontà e ad
evitare per sempre ciò che fu cagione di tanta
infelicità e di tanta miseria.
In tal modo il risultato
finale sarà. un più grande amore
per Dio e un odio maggiore per tutto ciò che è
opposto alla sua volontà, e quindi un ristabilimento
più fermo nello stato della giustizia eterna di
tutti coloro che vogliono profittare delle lezioni
che Iddio insegna ora col permettere il peccato e
i mali che l'accompagnano.
Dovrebbesi tuttavia fare una grande distinzione tra il fatto incontestabile
che Iddio permise il peccato e l'errore serio di alcuni
che accusano Dio di essere l'autore e l'istigatore
del peccato — Un'opinione simile è tanto più
blasfematoria ch'essa è in contraddizione coi fatti
presentati nelle Scritture. Coloro che cadono in
quell'errore lo fanno ordinariamente col desiderio
di trovare un altro piano di salute all'infuori di
quello previsto da Dio pel sacrifizio e il riscatto
di Cristo.
Se
essi riescono a convincere se stessi od
altri che Iddio è responsabile di ogni peccato, di
ogni atto d'iniquità e di ogni delitto (1), e che [145] l'uomo
come un arnese innocente fu costretto a soccombere
al peccato, allora essi hanno aperta la strada
alla teoria che non era necessario sacrificio alcuno pei nostri peccati, nè
occorrebbe misericordia
di veruna specie, ma semplicemente ed unicamente
giustizia. |
Il male in se stesso non e’ peccato.
 |
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(1)
Due passi della Scrittura (Esaia XLV, 7, e Amos III,
6), vengono adoperati per sostenere tale teoria, ma per una falsa interpretazione
delle parole avversità e male nei due testi.
Il peccato è sempre un
male, ma un male non è sempre un
peccato. Un terremoto, una conflagrazione. Una
inondazione o una peste sarebbero delle calamità
o dei mali, ma nessuno d'essi sarebbe un peccato.
La
parola avversità (versioni Francesi e Inglesi) nel primo testo Esaia XLV, 7)
resa pel male dal Diodati significa
calamità, nel senso di malanno. La stessa parola
ebraica (ra) è tradotta per angoscia in (Sal. CVII, 26) per calamità in (Ger.
LI, 2) per avversità in (Sal. XLI, 1; CXLI,
5; Ec. VII, 14; Ger. XLVIII, 16); per miseria in (Neem, II, 17) ; per distretta
o afflizioni in (1 Sam. X, 19)
e per molte altre espressioni in altri luoghi, che tutti si
riferiscono alla infelicità o malanno, ma non al peccato. |
|
| La qualita’ piu’ nobile dell’ uomo e’ la liberta’ di scegliere.
Fuori d’essa l’uomo sarebbe inferiore agli insetti.

|
Non
paghi di ciò, essi posano ancora
il fondamento per un'altra parte della loro dottrina erronea cioè:
l'universalismo (dottrina della salvezza finale di tutti
quanti, e persino di Satana), pretendendo che come Iddio fu la causa del peccato e della malvagità
di tutti, egli sarà altresì la causa della
liberazione di tutto il genere umano, dal peccato e dalla morte.
E mentre affer.
In
Esaia XLV, 7 "Io sono il Signore che formo la luce e
creo la tenebre, che fo la pace, e creo il male ("avversità)" ....e Amos
III, 6 ".. Saravvi alcun male (malanno)
nella città, che il Signore non l'abbia fatto?', il Si gnore
voleva ricordare agl'Israeliti il patto fatto con quel popolo come nazione, — che essi obbedivano alle
sue leggi egli li benedirebbe e li
proteggerebbe dalle calamità che
sopravvengono d'ordinario a tutto il mondo, ma che se
essi l'abbandonavano egli manderebbe loro le calamità (i
mali) come castighi (ved. Deut. XXVIII 1-14) 15-32; Lev.
XXVI, 15-16; Giosué XXIII, 6-11, 12-16).
Nondimeno,
quando calamita di tal natura sopravvenivano agli Israeliti,
questi le consideravano di preferenza come accidenti che come castighi. Di lí
le dichiarazioni dei profeti che
quelle calamita venivano dal Signore per la loro correzione
a cagione del patto con essi.
E'
assurdo l'adoperare
quei passi per provare che Iddio é l'autore del peccato, poiché essi per
nulla al peccato si riferiscono
[146] mano che Iddio volle e
cagionò il peccato e che ninno può resistergli, essi pretendono che,
similmente,
quand'egli vorrà la giustizia tutti saranno impotenti a resistergli.
|
|
Ma
in ogni ragionamento di tal
genere, la più nobile qualità dell'uomo, la sua libera scelta, uno dei tratti più marcati della
sua rassomiglianza col Creatore, viene
intieramente scartato; e l'uomo
è teoricamente abbassato all'ufficio
d'una semplice macchina che non cammina se non
quando viene messa in movimento.
E così l'uomo
sarebbe inferiore agl'insetti invece di essere il Signore
della terra; conciossiachè gl'insetti abbiano
indubbiamente il potere di scegliere. Alla piccola formica financo, fu dato un potere di volontà che l'uomo
colla sua potenza maggiore può bene attraversare, ma senza poterlo
distruggere.
|
| Quando l’uomo fu’ permesso di scegliere a sua voglia, egli cadde dall’
accoglienza Divina. 
Iddio non messe in vigore il peccato sull’uomo,
ma, nella Sua benevolente sapienza ha provveduto un metodo per ritrovarsi. |
Iddio
richiede un’adorazione volontaria
Vero è che Iddio ha il potere di costringere l'uomo al peccato o alla
giustizia, ma la sua parola dichiara che egli è lungi dall'avere simili
intenzioni. Egli non potrebbe per
conseguenza, costringere l'uomo al
peccato per la ragione medesima che "egli non può rinnegare se stesso". Un tale procedere sarebbe
incompatibile col suo carattere giusto; ciò sarebbe
quindi una impossibilità.
Egli non domanda
l'amore e la venerazione se non di coloro che "l'adorano
in ispirito e verità". Si fu con questo scopo che Iddio diede all'uomo la libera volontà simile alla sua, e egli
desidera che scelga la giustizia. Il permesso dato all'uomo di
scegliere per se medesimo lo condusse
alla perdita della comunione
divina, della grazia, delle benedizioni e della vita. Per la sua esperienza col peccato e la morte, l'uomo
apprese ciò che Iddio offrì di insegnargli teoricamente,
senza la sua esperienza col peccato e le sue conseguenze.
La prescienza di Dio
concernente ciò che l'uomo farebbe, non deve essere
invocata per abbassare
l'uomo
al livello d'un essere puramente macchi nale;
[147]
ben
al contrario, essa prova piuttosto a
favore dell'uomo; poichè Iddio, prevedendo la
determinazione
che prenderebbe l'uomo, quando gli fosse lasciata la scelta, non
impedì di gustare il peccato e le sue conseguenze
amare, ma egli diede subito principio al mezzo di riscattare la sua prima trasgressione,
col provvedere un Redentore, un gran Salvatore che fosse
capace di salvare in eterno coloro che vogliono accostarsi a
Dio per Lui.
Ed è per questo scopo —
affinchè l'uomo abbia un intiero arbitrio e che egli possa
servirsene mentre ne abusò
nella sua prima caduta disobbedendo al Signore che — Iddio provvide non solo a un
riscatto riconciliazione con lui fosse
offerta e indicata a tutti al tempo determinato (I Tim. II, 3-6).
|
"Poioche’ il salario del peccato e’ la morte;
ma il dono di Dio e’ la vita eterna in Cristo Gesu’, nostro Signore."
Romano 6:23 |
La severità del castigo non era punto una maniestazione di odio o di malvolere da parte di Dio, ma
essa fu il risultato necessario ed inevitabile del male,
che Iddio permise all'uomo di gustare e di conoscere
in tal modo. Iddio può conservare una esistenza
per tutto quel tempo che egli giudica opportuno, ad onta del potere
distruttivo, del male operante,
ma è altrettanto impossibile a Dio di lasciar sussistere una tal vita in
eterno, quanto gli è
impossibile di mentire.
Vale a dire
che ciò è moralmente
impossibile. Una tal vita altro non potrebbe che diventare una sorgente
sempre più grave di mali per se
stessa e per altri. Quindi Iddio è troppo buono per tollerare una
esistenza che sarebbe altrettanto
inutile quanto nociva a se stessa e
ad
altri, e il suo potere di conservazione una volta ritirato, la distruzione,
conseguenza naturale del male, terrebbe dietro.
La vita è un dono, un favore re
di Dio, e non è che per colui che fa la sua volontà che essa durerà in eterno. |
| La vita e’ un favore, e’ un dono di Dio. 
|
Ingiustizia alcuna vien
fatta alla progenie di Adamo, in ciò che Iddio
non concesse ad ognuno una prova individuale. Geova non era in verun senso
obbligato [148] a darci la
vita, e dopo averci chiamati all'esistenza
non era impegnato da legge alcuna di equità o di giustizia a
procurarci la vita eterna, neppure a darci una prova
sotto promessa di vita eterna a condizione che fossimo
ubbidienti.
Pesi bene
il lettore questo punto. La vita presente, che dalla culla alla tomba non è che una marcia
verso la
morte
è, ad onta di tutti i suoi mali, e di tutte le sue disillusioni, una
grazia, un benefizio anche se non esistesse una vita futura.
Così la pensa la grande
maggioranza, e le eccezioni (i suicidi) sono in
numero
comparativamente assai esiguo ; gl'infelici che si tolgono la vita
non possono esere resi responsabili
— l'han dichiarato in varie circostanze le corti di giustizia —
a cagione della loro condizione mentale, poichè in caso
contrario non si toglierebbero da se stessi i
beni
di questa vita. Del resto, tutti i figliuoli di
Adamo avrebbero agito com'ei
fece in simile circostanza. |
"Ogni donazione buona e ogni dono perfetto vengon dall’alto, discendondo dal Padre degli astri luminosi, presso il quale non c’e’ variazione ne’ ombra prodotta da
rivolgimente."
Giacomo 1:17

La dottrina delle Pene Eterne non e’:
1. Scitturale
2. In armonia col carattere di Dio
3. Parte del Piano di Dio |
Molti
sono fissi nell'idea erronea che
Iddio ha posta la nostra razza alla prova per la
vita, coll'alternativa delle pene eterne, mentre allusione
alcuna vien fatta di tal genere nelle minaccie di punizioni. La grazia, o il
beneficio di Dio pei suoi figliuoli ubbidienti è la vita, — una vita
continuata, senza dolori, senza malattie e scevra di ogni altro
elemento di decadenza
e di morte.
Adamo
partecipò pienamente a
quella
benedizione, ma egli fu avvertito che sarebbe stato spogliato di
quel "dono" se egli commetteva la colpa di non
ubbidire a Dio.
"Nel giorno
che
tu,
ne mangerai per certo,
tu morrai".
Egli
nulla seppe di una vita di tormenti come castigo del peccato.
La vita
eterna non è promessa in nessun luogo a
nessun altro che a colui che obbedisce a Dio. La
vita
è la ricompensa di Dio, e la morte, l'opposto della vita, è la pena ch'egli ha prescritta.
Le pene eterne non sono
in nessun luogo mentovate
nell'Antico Testamento; si fanno derivare [149] in modo specioso da
alcune rare espressioni del Nuovo Testamento, le
quali trovansi sia fra le rappresentazioni
simboliche dell'Apocalisse, sia fra le parabole
e i discorsi oscuri del nostro Signore, che non
furono compresi dal popolo che li udiva (Luca VII, 10) e che, apparentemente, non sono compresi
molto meglio ai giorni nostri (1).
"Il salario del peccato è la
morte".
(Ez. XVIII, 4).
(1) Vedi l'opuscolo: "Ce que nous trouvous dans
l'Ecriture au Sujet de l'Enfer." Cent. 20
franco.
|
| Come tutti son condannati in Adamo... |
Taluni hanno emessa
l'idea che si possa sospettare
Iddio di essere stato ingiusto nel condannare tutto il genere umano per
il peccato di Adamo, l'occassione di avere la vita
eterna.
Ma che cosa obbietteranno
i fautori di quella teoria se vien loro dimostrato che
l'opportunità, e la prova del mondo per la vita saranno più favorevoli assai che nol
furono
quelle di Adamo, e che è precisamente la ragione per cui Iddio adottò
il piano, di provare tutti gli uomini rappresentativamente
in Adamo e di condannare
tutti a cagione della trasgressione sua?
Noi crediamo che quello
sia il caso, e vogliamo provare
di dimostrarlo. |
| In Cristo tutti condivideranno le benedizioni della restaurazione. |
Iddio ci dice che,
siccome la condannazione venne sopra tutti in Adamo,
così egli ha provveduto un nuovo capo,
padre e procuratore di vita per la razza,
nel quale tutti possano essere ricondotti mediante
la fede; e che siccome in Adamo tutti partecipano alla pena di morte, così
in Cristo tutti parteciperanno
alla benedizione della vita, essendo giustificati
per la fede nel suo sangue (Rom. V, 12, 18, 19).
Così considerata, la
morte di Gesù, solo innocente e senza peccato fu una
compensazione completa
del peccato d'Adamo. Nel modo stesso che un uomo ha peccato e che
in lui tutti partecipano alla maledizione, così ancora Gesù, avendo
pagato [150] il riscatto di quel solo
peccatore, riscattò non solo Adamo, ma tutta la sua progenie — ogni uomo —
che ebbe parte alle sue debolezze, ai suoi peccati e che partecipa alla
sua morte. |
| Cristo ha riscattato la progenie di Adamo. 
|
Il nostro Signore, "l'Uomo
Cristo Gesù", senza macchia, approvato e possedendo in se stesso
una progenie o razza perfetta, non nata, ma, come lui pura e senza peccato,
diede
tutto ciò che aveva di esistenza e di diritti umani come prezzo di
riscatto, l'equivalente per Adamo e la razza e progenie che
erano in lui quando egli
fu condannato.
Avendo
così pienamente riscattata la vita di Adamo
e quella dei suoi discendenti, Cristo fa
l'offerta di adottare come la sua progenie, i suoi figliuoli, tutti quelli della
razza di Adamo
che vogliono accettare le condizioni del suo nuovo patto, e ciò
facendoli entrare per fede nella sua famiglia — la famiglia di
Dio — per ricevere la
vita eterna.
E'
in tal modo che il Redentore "Vedrà
la sua progenie (tanti figliuoli di Adamo quanti
saranno quelli che accetteranno l'adozione, seconle condizioni fissate) e
prolungherà i suoi giorni (nella risurrezione a una
natura più elevata che quella umana, natura che gli sarà data dal Padre
come
premio della sua ubbidienza)"; e tutto ciò in un modo quasi
inverosimile, — per il sacrificio della sua vita e della sua progenie. Così egli è
scritto:
"Siccome in Adamo tutti, muoiono, così
ancora in Cristo tutti saranno vivificati. (I Cor. XV, 22).
|
|

"in cui tutti coloro che sono nei sepolcri....ne usciranno." |
Lo scapito che noi
soffrimmo per la caduta di Adamo
(non fummo vittima di ingiustizia veruna). sarà pienamente riparato
dalla grazia di Dio in Cristo,
e tutti, tosto o tardi (al "tempo proprio" di Dio),
avranno un'occasione favorevole di essere ristabiliti nella
situazione in cui si trovava Adamo prima ch'ei passasse.
Coloro i quali, nel tempo presente
non ricevono una conoscenza intiera ed un pieno godimento di quella
grazia di Dio per la fede (è
la grandissima maggioranza, compresi i pagani ed [151] i bambini), riceveranno
certamente quei beni nella età futura, — il "mondo
a venire" che farà seguito al presente. Ed è nell'intento di pervenire a
quella conoscenza e a quel godimento
della bontà di Dio che "tutti
coloro che sono nei sepolcri.... ne usciranno".
Siccome tutti gli uomini
saranno pienamente
istruiti dei benefizi del riscatto, pagato da Cristo e ne faranno piena
esperienza, ognuno di essi sarà considerato
come sottoposto alla prova nuovamente — come lo fu Adamo ; che, di nuovo,
l'ubbidienza procurerà la vita durevole — vita eterna,
e la disubbidienza la morte durevole — morte seconda. Una
ubbidienza perfetta non sarà però richiesta da nessuno che non abbia anche raggiunta
la capacità perfetta.
Sotto
il Patto di Grazia la giustizia
di Cristo è imputata per fede alla Chiesa durante
questa età; e al mondo durante l'età del Millennio,
per supplire ai difetti inevitabili delle debolezze della nostra
carne. La perfezione morale assoluta
non sarà richiesta prima che la perfezione fisica
sia raggiunta (privilegio a cui tutti giungeranno prima dello spirare dell'età Milleniale). La differenza
tra quella prova, risultato del riscatto, e quella
dell'Eden sarà che in questa i fatti di ognuno non implicheranno
se non il suo proprio avvenire personale.
|
"Se
noi speriamo
in Cristo solo in questa vita,
noi siamo i piú miserabili di tutti gli uomini. "Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, ed è la primizia di
coloro che dormono
"Infatti, siccome per mezzo di un uomo è venuta la morte, cosí anche per
mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti.
"Perché, come tutti muoiono in Adamo, cosí tutti saranno vivificati in
Cristo."
I Corinzi 15:19-22

|
L’ opportunita’
seconda- (contro)
La prima-
opportunita’
individnale

"una grande gioia che tutto il popolo avrà."
|
Ma ciò non sarebbe egli
dare una seconda opportunità
ad alcuni della razza?
Rispondiamo: La prima occasione offerta di
raggiungere la vita eterna fu perduta per la disubbidienza del Padre Adamo per lui e per tutti i suoi discendenti "ancora
nei suoi lombi".
Sotto a quella prima
prova "la condannazione
venne sopra tutti gli uomini"; ed ora, dopo che essi avranno compresa
la colpabilità eccessiva del peccato e provata l'amarezza del castigo, una
opportunità sarà — secondo il piano divino e
come frutto dell'opera redentrice
— concessa ad Adamo ed a tutti coloro che per colpa sua
perdettero la vita, [152] di riedere a Dio per la
fede nel Redentore. Se qualcuno vuole chiamare quella possibilità di
pervenire
alla vita una "seconda occasione", sia pure; è
certamente la seconda opportunità data ad Adamo, ed in un senso altresì
quella di tutta la razza riscattata.
D'altra
parte però, quella occasione è la prima occasione
individuale per tutti i discendenti di Adamo, i quali, quando
nacquero, trovaronsi già. sotto condanna. O prima o seconda occasione che la
si voglia chiamare, i fatti non cambiano: cioè per la disubbidienza di
Adamo tutti furono condannati
alla morte e tutti riceveranno nell'età del Millennio una piena
opportunità di raggiungere la
vita eterna sotto le condizioni favorevoli del nuovo Patto.
E' ciò che gli angeli
hanno dichiarato essere una "buona nuova
di grande gioia per tutto, il popolo" e
ciò di cui Paolo parla allorchè dice : la testimonianza
di quella grazia di Dio — che Gesù ha
dato se stesso come riscatto per tutti — deve essere
data al "proprio tempo" (Rom. V. 17-19; 1 Tim. II,
4-6).
Non è già Iddio che
limitò all'età del Vangelo l'opportunità
di pervenire alla vita : sono gli uomini. Iddio invece ci dice
che l'era evangelica non è designata per altro che per la scelta della
Chiesa, del
real sacerdozio, per mezzo del quale, nell'età che segue, il mondo
perverrà, all'esatta conoscenza della verità e potrà
assicurarsi la vita eterna sotto al
nuovo Patto.
|
| Perche’ permettere che tante miserie colpissero gli unomini? 
Dato l’opportunita’ individuale , quanti sarebbero trovati degni di
vita? |
Ma quale vantaggio vi ha
egli in un tal modo di procedere?
Perchè non dare a tutta
prima ad ognuno
un'occasione individuale di ottenere la vita, senza il lungo procedimento
della prova e della condannazione
di Adamo, la partecipazione dei suoi discendenti alla sua
condanna, la redenzione pel sacrifizio di Cristo e la nuova offerta a
tutti della vita
eterna in seguito alle condizioni del nuovo patto ?
Poichè il male doveva
essere permesso, a [153] causa del libero arbitrio
dell'uomo, a che prò un tale raggiro? Perchè
permettere che tante miserie colpissero
gli uomini, i quali, finalmente, riceveranno la ricompensa della
vita nella loro qualità di figliuoli
di Dio ubbidienti?
Ecco davvero il punto capitale su cui concentrasi
l'interesse di questo soggetto. Seguiamo
attentamente questi ragionamenti: Se Iddio avesse ordinata diversamente la propagazione della specie umana,
in guisa che i figliuoli non partecipassero alle
conseguenze dei peccati dei genitóri, — le debolezze mentali, fisiche e
morali, — e se Iddio l'avesse disposta in modo che tutti avessero
un'occasione paradisiaca per la loro prova, e che i trasgressori fossero
condannati o "recisi" (gr. kolasis) immediatamente
in caso di peccato, quanti credete voi che, in tutte quelle occasioni
favorevoli, se ne sarebbero
trovati che fossero degni di vita e quanti indegni?
Se prendiamo l'esempio d'Adamo (che era pure conoscenza necessaria di Dio e delle sue leggi. —il
rappresentante dell'umanità perfetta) come criterio,
dobbiamo concluderne che nessuno si sarebbe trovato ubbidiente e
degno, per mancanza della conoscenza necessaria di Dio e delle sue leggi.
Noi siamo
certi che fu per la "conoscenza (che il Figliuolo
aveva) di lui (del Padre)" che egli fu capace
di ubbidirgli e di confidarsi in lui implicitamente" (Es. LIII, ll). Ma supponiamo che un quarto
della razza guadagni la vita, anche più, una metà;
e che l'altra metà incorra il salario del peccato,
— la morte. Che succederebbe allora?
Quella metà
che avrebbe sempre ubbidito e che non avrebbe
mai provato o compreso il peccato, non potrebbe
essa risentire a perpetuità una curiosità intensa per le cose proibite? Non sarebbe essa trattenuta
soltanto dal timore di Dio e del castigo?
Coloro
che avrebbero ubbidito non si presterebbero [154] così di buon grado al piano di Dio come quelli
che, conoscendo il bene e il male,
avrebbero un concetto, molto chiaro e preciso dei disegni del Creatore il
quale fece leggi governanti tanto il suo scopo proprio quanto quello
delle sue creature.
|
|

|
Poi considerate altresì
la situazione dell'altra metà che se n'andrebbe così alla morte,
conseguenza
del suo peccato volontario. Essi sarebbero recisi dalla vita in perpetuo, a meno che Iddio non
si ricordasse delle sue creature —
opera delle sue mani — e non provvedesse ad un riscatto per esse.
Ma, ancora, perchè opererebbe egli così?
La sola ragione starebbe nella
speranza che se questi ultimi fossero
ridestati e provati una seconda volta, alcuni di
essi, in virtù della loro più grande esperienza acquistata
mediante il castigo, sceglierebbero allora l'ubbidienza e la vita.
Supponendo, tuttavia, che
un tal piano fosse nei suoi risultati buono al par di
quello proseguito da Dio, gli si potrebbero
fare critiche molto serie.
|
| La sapienza di Dio restringi il peccato a certi limiti. |
Quanto è più conforme
alla divina saviezza la restrizione
del peccato in certi limiti quale essa si riscontra
nel suo piano!
Lo spirito nostro meschino stesso può
riconoscere quanto sia preferibile l'avere una sola legge perfetta, la
quale dichiara che il salario del
peccato — commesso di proposito deliberato
e scientemente è la morte — la distruzione
il recidimento dalla vita.
Ed
infatti il Signore limitò il
male ch'egli permise, provvedendo a ciò che il regno millenario di Cristo compiesse l'estinzione
totale del male e di tutti i malfattori ostinati, e riconducesse
l'eterna giustizia, basata sopra una conoscenza
completa e sopra l'ubbidienza perfetta e volontaria da parte di
esseri perfetti. |
Altri obbezioni di provare l’individuo uomo adesso:
1. Avrebbe necessitato un redentore per ognuno condannato
2. Non avrebbe permesso la selezione “del corpo” |
Due obbiezioni principali
restan da fare al piano di provare fin dal principio
ogni uomo separatamente.
Nel piano adottato da Dio un Salvatore bastava pienamente perchè uno solo aveva peccato,
e [155] che uno solo era stato
condannato (altri parteciparono
alla sua condanna). Ma se la prima prova fosse stata una prova
individuale, e se una metà della razza avesse peccato e
fosse stata condannata,
ciò avrebbe necessitato un Redentore per ogni persona condannata.
Una vita non colpevole,
poteva salvare una vita
colpevole, ma nulla più. Un solo perfetto,
"l'uomo Cristo Gesù, che fece la redenzione
dell'uomo decaduto (e della nostra perdita per cagion
di lui) poteva essere," ed in quel modo soltanto "un riscatto (un prezzo corrispondente) per tutti"
nel modo cioè designato nel piano di Dio.
Se
noi ponessimo il numero totale di esseri umani da Adamo
in qua a cento bilioni, e chè noi ammettessimo che una metà
soltanto avesse peccato, ciò necessiterebbe
la morte di tutti i cinquanta bilioni di
uomini perfetti e ubbidienti affin di dare un riscatto (prezzo corrispondente) per gli altri cinquanta
bilioni di trasgressori; e così, con un piano
simile, la morte passerebbe su tutti gli uomini. E un tal piano non
si troverebbe dietro una dose minore di
sofferenze di quello che è ora in via di compimento.
|
| 
|
L'altra obiezione è che
un piano simile scompi glierebbe
seriamente i disegni di Dio relativi alla elezione e
all'esaltazione alla natura divina di una "piccola greggia",
il corpo di Cristo, una schiera di cui Gesù è il capo e
il Signore. Iddio non potrebbe
ordinare ai cinquanta bilioni di figliuoli ubbidienti di dare i loro
diritti, i loro privilegi e la loro vita come riscatto pei
peccatori: imperocchè secondo la sua propria legge la loro ubbidienza
avrebbe loro
acquistato il diritto alla vita eterna.
Qualora adunque quegli uomini
perfetti fossero invitati a divenire i salvatori dei perduti, converrebbe che il
piano dì Dio riservasse
loro come a Gesù, una data ricompensa
speciale affinchè possano indurare il castigo per i loro fratelli
in vista di quella ricompen [156] sa
e gioia che li aspetta.
E
se la medesima ricompensa fosse loro data, quale
essa è stata data al nostro Signore Gesù, cioè di
partecipare ad una nuova natura, la divina, — e
d'essere sovranamente innalzati sopra angeli,
principati e potenze, e di ogni nome che nominar si possa,
— il più presso a Geova (Ef. I, 20, 21), allora
un numero immenso si troverebbe sul piano
di Dio ciò che, evidentemente
non approvò la divina sapienza.
Ancora
quei cinquanta bilioni, in tali
condizioni, sarebbero tutti uguali l'uno all'altro, e
nessuno fra essi sarebbe il capo, mentre il piano che Iddio adottò non domanda che un sol Redentore, un
solo sovranamente innalzato alla natura divina,
poi una "piccola greggia"
d'infra quei che quel Redentore riscattò e che
"seguono le sue pedate", nel rinunziamento a se
stessi e nelle sofferenze.
Son
dessi quelli che par teciperanno
al suo nome, al suo onore, alla sua gloria
e alla sua natura, come la moglie partecipa a tutto ciò
che è di suo marito. |
| Il riscatto e’ la soluzione per molti problemi. |
Coloro
che possono comprendere questo tratto del
piano di Dio, il quale, nel condannare tutti in un
sol rappresentante, apre la via del
riscatto e della restituzione a tutti per un
solo Redentore vi trovano la soluzione di molte
perplessità.
Possono essi vedere che la condannazione
di tutti in un sol uomo fu giusto il contrario di
un discapito : era per tutti
un sommo favore se lo si
considera congiuntamente al piano di Dio di
giustificare tutti
gli uomini
pel sacrificio d'un solo altro uomo. Il male sarà
sterminato per sempre appena lo scopo di Dio, per
cui egli lo tollerò — sarà raggiunto e che il benefizio
del riscatto si sarà esteso quanto il castigo
del peccato.
E'
tuttavia impossibile di apprezzare
al suo giusto valore questo tratto del piano di Dio
senza una conoscenza molto chiara e precisa della
colpevolezza del peccato e della natura del suo
castigo che è la morte; dell'importanza e del [157] valore del riscatto che
diede il nostro Signor Gesù, e del ristabilimento completo e
positivo dell'individuo
in uno stato favorevole e in condizioni vantaggiose, secondo le
quali egli avrà un'occasione favorevole di salvezza,
prima che la ricompensa,—la vita durevole, — o
il castigo — la morte durevole,
— gli venga aggiudicata. |
| Benidizioni risulteranno mediante il Permesso de Male. |
Quando si ha ben compreso
il piano grandioso della
redenzione e il "ristoramento di tutte le cose" per mezzo
di Cristo, noi possiamo vedere che dal permesso del male
scaturiscono delle benedizioni che non avrebbero
potuto essere raggiunte in verun
altro modo.
|
Tutti vedranno chiaramente la sapienza di Dio
--La Sapienza--
--La Giustizia--
--L’Amore--
--La Potenza--come sono illustrati nel riscatto. |
Non solo tutti gli uomini
profitteranno eternamente
per l'esperienza fatta e gli angeli per l'osservazione di
quell'esperienza, ma tutti avranno ancora
il vantaggio di conoscere più chiaramerme il carattere dì Dio, quale
il suo piano lo manifesta. Una volta quel piano
intieramente compiuto, tutti saranno in grado di leggervi
distintamente la sua sapienza,
la sua giustizia, il suo amore e la sua potenza.
Essi comprenderanno la
giustizia che non poteva
violare il divin decreto, nè salvare la razza giustamente condannata
senza un totale annullamento
del castigo mediante un Redentore ben disposto. Essi
comprederanno l'amore che provvide a
quel nobile sacrifizio e che innalzò sovranamente il Redentore alla destra
di Dio, dandogli il potere e l'autorità di
restaurare la vita di coloro che egli riscattò col suo prezioso sangue.
Essi comprenderanno
ugualmente la potenza e la sapienza che furon capaci di condurre a
buon fine un destino così glorioso per tutte le sue
creature e di controllare così
tutte l'influenze opposte per trasformarle in istrumenti aiutanti di
buon grado o per forza il finale adempimento dei suoi
grandiosi disegni.
Se il male
non fosse stato permesso, e governato in conseguenza dalla divina
Provvidenza, non potremmo [158] scorgere in qual modo quei risultati sarebbero
stati raggiunti. Il permesso del male per un certo tempo manifesta
una sapienza, che si estende molto lungi, la quale abbraccia la sua
origine, tutte le sue conseguenze, in un
col suo rimedio e il risultato finale di quel permesso.
Durante l'era del Vangelo
il male ha servito ancora
alla disciplina e alla preparazione della Chiesa. Se il male non fosse stato permesso, il
sacrifizio del Signor Gesù e della sua
Chiesa, di cui la ricompensa è
la natura divina, sarebbe stato impossibile. |
| La
Legge di Dio e' l'Amore. 
|
Pare chiaro che convenga che, in sostanza, la medesima legge di Dio che governa ora il genere umano,
— l'ubbidienza a quella legge produce la vita
e la sua trasgressione la morte, — governi in definitiva
tutte le creature intelligenti di Dio: quella legge,
quale Gesù l'ha definita, vien racchiusa in questa sola parola:
Amore. L'amore è suprema grandezza, l'amore è la
gloria del ciel. L'amore è il vero diadema dell'Altissimo e d'Emmanuel.
“Ama il Signor Iddio
tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua e
con tutta la mente tua, e il
tuo prossimo come te stesso".
Finalmente
quando i consigli di Dio saranno eseguiti,
la gloria del carattere divino si manifestera ad
ogni creatura intelligente e il permesso temporaneo del male sarà riconosciuto come una parte sapiente
del governo divino.
Attualmente
ciò non si può scorgere se non
coll'occhio della fede, se noi guardiamo
avanti, per mezzo della Parola, alle cose delle
quali è parlato per la
bocca
di tutti i santi profeti, fin dalla fondazione del
mondo, cioè il ristauramento di tutte le cose.
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